Apocalisse

Apocalisse

Apocalisse

Prologo di Cecilia Leucci
Dopo sei anni di ricerche, elaborazioni grafiche e centinaia di azioni, Giuseppe Zilli presenta finalmente al pubblico il colossale progetto volto alla raffigurazione ed all'illustrazione dell'Apocalisse di Giovanni.
Noto come uno dei testi biblici più complessi a livello interpretativo, l'Apocalisse contiene un'incalcolabile mole di suggestioni visuali, che Zilli riprende e parafrasa, giungendo ad un compendio iconografico dall'immenso impatto psicologico e metatestuale, in grado di trasportare concretamente lo spettatore all'interno dell'immaginifica narrazione.
Unico precedente illustrativo dell'Apocalisse degno di valenza artistica, è rappresentato dalle quindici xilografie düreriane datate 1498, oggi conservate nella Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe.
Sebbene tra le incisioni di Dürer e le opere di Zilli non vi sia alcuna convergenza stilistica, è interessante notare come entrambe siano state terminate in un periodo storico in cui la cosiddetta fin du monde – oggetto cardine dell'aneddotica giovannea - appariva decisamente prossima: il sopraggiungere del XVI secolo per Dürer, con la sua mole d'inquietudine connessa all'incertezza del mutamento; il 2012 per Zilli, incastrato in catastrofiche leggende precolombiane. Questa appare, tuttavia, l'unica correlazione tra i due artisti, poiché anche dal punto di vista iconografico, le incisioni düreriane si delineano come particolarmente drammatiche e particolareggiate, a differenza delle pitture di Zilli che risultano invece estremamente leggere e sintetiche (oltre che numericamente di molto superiori rispetto alle quindici xilografie del norimberghese) sottolineando un modello progettuale particolarmente complesso, analitico ed attuale.
Con opere come “La Donna e il Drago”, “Luce in noi” e “Centoquarantaquattromila”, Zilli presenta, negli anni, piccole anticipazioni dell'immane progetto, che trova oggi degna collocazione nel Castello di Acaya, per un'esposizione che totalizza l'intero lavoro e rende omaggio alle fatiche dell'artista.
Mantenendo inalterato il suo personalissimo approccio alla pittura - fatto di grandi campiture e pennellate emotive, collage e cuciture – ed alla scultura – realizzata con rocce monolitiche e materiali organici incarnanti tipicità del territorio salentino - Zilli realizza novantuno carte illustrate e sei installazioni che vanno a formare un corpus di sette elementi compositivi totali, simboleggianti quel numero che, comprendendo anche i suoi multipli, è identificativo dell'intero testo giovanneo.
Le opere esposte - in grado di esprimere con estrema chiarezza visiva le sequenzialità iconografiche dell'Apocalisse – danno vita, tra l'altro, alla prima edizione illustrata contemporanea del volume neotestamentario.
Il vastissimo progetto di Giuseppe Zilli – al quale si aggiungono numerosissime versioni miniate e bozzetti preparatori – appare dunque di fondamentale importanza storico-artistica, non solo per l'ardire dell'autore di approcciarsi ad un tema sì complesso, ma anche di decodificare un soggetto classico, veicolandolo nella figurazione contemporanea in un atto quasi performativo, catartico e liberatorio, ricco di suggestioni simboliche e connotative, capaci di attirare a sé anche il pubblico meno edotto sull'argomento, grazie ad una visione quasi estatica e visionaria e ad un linguaggio estremamente semplice a livello visuale eppure fortemente articolato e composito a livello allegorico ed interpretativo.

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